Ricerca

Walden PECS Communicator (WPC)

Il WPC potenzia i processi di comunicazione interpersonale in persone con importanti compromissioni delle abilità linguistiche espressive (bambini cosiddetti non-verbali) e favorisce lo sviluppo dell’abiilità a  comunicare in maniera funzionale grazie ad applicativi realizzati dall’Aidvanced e la Walden Tehcnology e applicati su smartphone con tecnologia NFC.

Vorrei saperne di più >

Il potenziamento dei processi di comunicazione interpersonale in persone con grave disabilità cognitivo-comportamentale

Numerose patologie inerenti alla sfera cognitivo-comportamentale sono associate ad un disturbo pervasivo dell’utilizzo del linguaggio orale. Già da diversi anni i cosiddetti sistemi di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) aiutano le persone affette da tale disturbo a comunicare con gli altri. In questo contesto esistono due famiglie di tecnologie: gli Speech-Generating Devices (SGDs) e il Picture Exchange Communication System (PECS.). I primi sono dispositivi per la produzione vocale e sono anche chiamati Voice-output Communication Aids (VOCAs), possono essere programmati per riprodurre messaggi audio registrati o utilizzare sistemi di sintesi vocale. Di questa tecnologia assistiva esistono versioni semplici basate sui microswitches e complesse in grado di generare un infinito numero di messaggi tramite la tecnologia di sintesi vocale (Lancioni et al. 2013).

Il Picture Exchange Communication System (PECS) invece insegna a comunicare in maniera funzionale attraverso lo scambio di immagini stampate su delle carte che raffigurano oggetti (giocattoli, cibo, oggetti della vita quotidiana, ecc.); persone o azioni (mangiare, bere, uscire…). Recentemente, grazie alla possibilità di usare i touch-screen dei tablet è stato possibile combinare la metodologia PECS con quella degli SGDs. Questi applicativi (APPS) consentono ad un paziente di selezionare sullo schermo del tablet le immagini che attraggano i suoi interessi (o bisogni) a cui il software fa seguire la produzione di un file sonoro – una frase – che l’educatore o il genitore possono sentire.
I PECS, gli SGDs e le loro combinazioni sono metodologie di sostegno alla comunicazione interpersonale ampiamente usate in tutto il mondo, il loro diffuso utilizzo ne ha fatto rilevare anche le criticità che di seguito sinteticamente elenchiamo:

  • un messaggio generato dagli SGDs per poter essere ascoltato dal partner comunicativo deve essere erogato ad un volume sufficientemente alto, questo effetto di inquinamento acustico ne limita l’utilizzo negli ambienti inclusivi (classe scolastica, gruppo di lavoro, ecc);
  • il partner comunicativo deve comunque trovarsi nelle immediate vicinanze (per esempio stessa stanza) per poter essere raggiunto dal messaggio vocale;
  • i sistemi più semplici (ovvero quelli basati su microswitches) sono fondamentalmente degli applicativi difficilmente modificabili da personale non esperto. In altre parole, aggiungere nuove immagini e nuove frasi è un’operazione che richiede delle abilità da programmatore informatico. Ciò riduce la flessibilità e la personalizzazione estremamente necessarie per le persone con soggetti affetti da disabilità grave;
  • le recenti tecnologie che integrano PECS e SDGs e sfruttano i touch screen dei tablet superano alcune di queste limitazioni ma costringono la persona affetta da con disabilità grave a confrontarsi con delle abilità (manipolare e comprendere degli ambienti digitali) di difficile acquisizione.

La Walden Technology, sulla base della piattaforma STELT ,ha realizzato un primo prototipo in partnership con la Aindanced SRL: il Walden PECS Communicator (WPC), che ha l’obiettivo di rimediare alle limitazioni sommariamente sopra elencate. Il WPC permette alla persona con disabilità e gravi compromissioni del linguaggio verbale di utilizzare le tradizionali carte dei PECS e di inviare un messaggio visivo e testuale (sonoro e/o scritto) ad un caregiver (educatore, genitore, riabilitatore, ecc.) che può trovarsi anche relativamente distante dalla persona con disabilità (per esempio in un’altra stanza). Inoltre, il WPC è dotato di un sistema autore che permette facilmente di arricchire il repertorio di immagini e messaggi (sonori e visivi) ad esse associate. La figura 3 riporta schematicamente il funzionamento del WPC:

  1. la persona con  disabilità pone in contatto con un reader (tavoletta USB o smartphone con reader incorporato) le carte PECS “taggate” con dei sensori RFID;
  2. il segnale viene rilevato e inviato allo smartphone del caregiver
  3. il software residente sullo smartphone riconosce il tag ed emette un messaggio visivo (riproduzione digitale dell’immagine PECS) e testuale (scritto e/o parlato) che il caregiver può capire facilmente.

Un primo prototipo di WPC è in fase di valutazione da parte del gruppo di ricerca del prof. Giulio Lancioni dell’Università di Bari. I primi dati indicano che i soggetti posti in condizione di poter scegliere tra l’utilizzo dei tradizionali PECS e gli I-PECS (quelli supportati da WPC) preferiscono i secondi ai primi. Inoltre il WPC sembra stimolare le richieste comunicative, infatti il numero di richieste veicolate tramite WPC è significativamente maggiore di quelle avanzate con i PECS tradizionali. Genitori ed educatori hanno espresso un elevato gradimento del sistema WPC rispetto ai tradizionali sistemi PECS, SGDs o loro combinazioni.

Ricci Carlo,  Andrea Di Ferdinando, Alberta Romeo, Orazio Miglino  (2013). Migliorare la comunicazione attraverso il Picture Exchange Communication System (PECS)  e gli Speech-Generating Devices (SGDs): il Walden  PECS Communicator (WPC). Disabilità Gravi 3/2013

Piccenna M e Romeo A. Efficacia dell’applicazione del Picture Exchange Communication System (PECS) con adolescenti ed adulti con disabilità intellettive gravi: una rassegna. Disabilità Gravi,  vol 3/2013

Orazio Miglino, Andrea di Ferdinando, Massimiliano Schembri, Massimiliano Caretti, Angelo Rega, Carlo Ricci. STELT (Smart Technologies to Enhance Learning and Teaching): una piattaforma per realizzare ambienti di Realtà Aumentata per apprendere, insegnare e giocare. Sistemi Intelligenti, Il Mulino. vol 2. p. 397-404

Andrea di Ferdinando, Carlo Ricci.e Massimiliano Schembri (2013). Hands-on educational practices and Technologies. Nea Science, vol. 3 p. 27-34

Walden Institute Family Quality of Life Project

La Family Quality of Life (FQoL) nasce e si espande da due correnti di ricerca precedenti, la pratica centrata sulla famiglia, “Family-Centered Practice”, e la Qualità di vita dell’individuo (IQoL). In collaborazione con l’Università del Texas è in corso la validazione italiana della FQoL Scale del “Beach Center of Disability“ che vede il coinvolgimento del Centro per gli interventi precoci nei bambini con autismo dell’Istituto Walden e di importanti Enti e centri di riabilitazione italiani tra i quali La lega del filo d’Oro di Osimo e l’AS.SO.RI di Foggia.

Vorrei saperne di più >

In collaborazione con l’Università del Texas at Austin (USA) è in corso la validazione italiana����della FQoL Scale del “Beach Center of Disability“ (Park et al., 2003). Vede il coinvolgimento del Centro per gli interventi precoci nei bambini con autismo dell’Istituto Walden di Roma e Bari, e di importanti Enti e centri di riabilitazione italiani tra i quali: La lega del filo d’Oro di Osimo, e l’AS.SO.RI di Foggia

Nell’ambito dell’intervento nella disabilità è stata ampiamente riconosciuta in letteratura la necessità di prendere in considerazione sia la persona che la sua famiglia (Dunst & Bruder. 2002: Guralnick, 1997, Ricci e Al. 2010). L’esigenza di dover supportare le famiglie ha portato i ricercatori a concentrarsi sulla definizione e sulla misurazione degli Outcomes che le famiglie si aspettano di ottenere dall’intervento precoce. Si definiscono come “Outcomes” tutti i benefici che sono raggiunti dalla famiglia come risultati di un servizio ricevuto. Nel passato la concettualizzazione dell’impatto dei servizi sulle famiglie era stimato in relazione alla riduzione dello stress dei genitori, ed era solitamente misurato con il Parenting Stress Index (Abidin, 1995) o con il Questionnaire on Resources and Stress (Friedrich. Greenberg. & Crnic, 1983).

Un’altra concettualizzazione che emerge spesso nella letteratura passata riguarda l’impatto sulla famiglia dei servizi in termini di incremento o meno della quantità di supporti disponibili, variabile misurabile attraverso il Support Functions Scale (Dunst & Trivette, 1988) e il Family Support Scale (Dunst. Jenkins. & Trivette, 1984). Molti altri autori hanno preso in considerazione i “family outcomes” in termini di adattamento della coppia, (“marital adjustment”, Dyadic Adjustment Scale, Spanier, 1976), dei livelli di soddisfazione rispetto ai servizi che riceve il proprio bambino (Client Satisfaction Questionnaire, Larsen. Atkisson. Hargreaves. & Nguyen, 1979), o rispetto al processo di cura (Family-Focused Intervention Scale, Mahoney, O’Sullivan, & Dennebaum, 1990) o la misurazione del processo di cura (King. Rosenbaum. & King. 1996).

La Family Quality of Life (FQoL) è un costrutto relativamente nuovo che nasce e si espande da due correnti di ricerca precedenti, la pratica centrata sulla famiglia, “Family-Centered Practice”, e la Qualità di vita dell’individuo (IQoL). Sulla base della concettualizzazione della pratica centrata sulla famiglia (Allen & Petr, 1976, Dunst, Johnson, Trivette & Hamby, 1991, Turnbull, Tubuville & Turnbull, 2000) il costrutto di FQoL si focalizza sui bisogni di tutti i membri della famiglia piuttosto che il singolo individuo con disabilità o la coppia madre-bambino, sull’importanza della collaborazione tra famiglia e professionisti per raggiungere obiettivi condivisi e sull’enfatizzazione dei punti di forza della famiglia. La seconda linea di ricerca che influenza la FQoL è quella che si è concentrata sullo studio della Qualità di vita dell’individuo (Brown & Brown, 2004; Cummins, 1997; Felce, 1997; Hughes & Hwang, 1996; Schalock et al., 2002).

Responsabili: Giorgia Carradori e Alberta Romeo (Istituto Walden), Nina Zuna (Università del Texas)

Ricci C., Giorgia Carradori, Camilla Ferrara, Alberta Romeo, Emanuela Soleti, Nina Zuna (2013). Presentazione Italiana del Beach Center of Disability – La Family Quality of Lyfe (FQOL SCALE). X Congresso Nazionale della SIPSa, Orvieto 10-12 maggio 2013

Carradori G., Ferrara C. e Ricci.C. La Family Quality of Life: una rassegna della letteratura nelle disabilità intellettive e nell’autismo. Handicap Grave, 2/2011.

Walden Institute Autism Project

Ricerca longitudinale sull’efficacia degli interventi precoci secondo l’applicazione di un programma ABA-VB in un campione di famiglie in trattamento.

Vorrei saperne di più >

Responsabili: Carlo Ricci e Chiara Magaudda (Istituto Walden)

Carlo Ricci, Alberta Romeo, Delia Bellifemine, Giorgia Carradori, Chiara Magaudda. Applied Behavior Analysis – Manuale per Tecnici ABA-VB. Edizioni Centro Studi Erickson di Trento. (In preparazione)

Romeo A. e Bellifemine D. Trattamento delle stereotipie vocali attraverso una procedure di Rinforzo differenziale dei comportamenti divesi e costo della risposta nel contesto scolastico, Disabilità Gravi, vol 2, 159-174, 2013. 

Le funzioni esecutive nei bambini con ADHD

Studio sul funzionamento dei bambini con ADHD – avviato in collaborazione con la Clinica Sant’Alessandro di Roma dell’Università di Tor Vergata – al fine di produrre una metodologia di assessment in grado di rilevare le peculiarità di funzionamento.

Vorrei saperne di più >

Responsabili: Augusto Pasini (Clinica Sant’Alessandro di Roma dell’Università di Tor Vergata), Carlo Ricci (Istituto Walden)

Apprendimento implicito

Lo scopo di questo studio è di stabilire se man mano che cresciamo diminuisce la nostra capacità di apprendere inconsapevolmente (apprendimento implicito), mentre aumenta l’abilità di apprendere consapevolmente. Lo studio sperimentale è stato effettuato su un campione di età compresa tra i 4 e i 10 anni.

Vorrei saperne di più >

Per realizzare questa ricerca sperimentale è stato rielaborato un software, utilizzando come stimolo un’ immagine con sei lettere dell’alfabeto di diverso colore, al bambino veniva chiesto di toccare la lettera denominata. L’immagine veniva mostrata in sequenze su un computer touch screen. Una prima prova è stata utilizzata affinché si verificasse l’apprendimento inconsapevole del colore. La seconda prova serviva come verifica dell’avvenuto apprendimento implicito.

Nell’ analisi dei nostri risultati: sia i bambini più piccoli che quelli più grandi tendono a ricordare all’interno di una sequenza espositiva maggiormente le lettere iniziali e quelle finali con un effetto Primacy e Resency. Possiamo affermare che un primo dato degno di attenzione che questo effetto viene conservato anche negli apprendimenti impliciti. Inoltre ciò che appare ancora più avvincente è che “l’effetto età” per gli apprendimenti impliciti, sembra invece emergere con una differenza significativa a favore dei bambini più piccoli: (P 0.002). I bambini più piccoli (di 4 e 5 anni), infatti, memorizzano più frequentemente, il colore della seconda lettera, a differenza di quelli più grandi che non ci riescono. Questo confermerebbe la nostra ipotesi e cioè che la curva dell’apprendimento implicito tende a decrescere con l’età rispetto ad un particolare stimolo. Una prima considerazione che può essere fatta è la caduta che si registra a sfavore degli apprendimenti impliciti nella fascia dei 6 anni. Secondo un’analisi interpretativa questa caduta sembra influenzare l’andamento dei dati e si verifica in un’ età in cui avviene un passaggio importante negli stili di apprendimento dei bambini, periodo in cui comincia la vera e propria scolarizzazione. Inoltre sembrerebbe che i bambini più piccoli (ritenendo in memoria la seconda lettera) prolunghino maggiormente l’effetto Primacy, dimostrando anche una maggiore ampiezza dello span rispetto a quelli più grandi.

Uno studio successivo prevede l’ampliamento delle fasce d’età su bambini più piccoli (3 anni). Se i risultati fossero confermati potrebbe essere sviluppato un programma di ricerca che, per analogia, valuterebbe come nelle persone con disabilità intellettive sia più conservato l’apprendimento implicito rispetto a quello non  mplicito (Vicari, 1999, Vicari, Bellucci, Carlesimo, 2000).

Responsabile: Alberta Romeo (Istituto Walden)

Ricci C., Romeo A., Lombardi, G Mastrangelo M.E., Esiste un’età critica nell’apprendimento?. Brainfactor, in Press 

Walden Institute Psychotherapy Project

Ricerca sulla comparazione tra psicoterapeuti senior e Junior attraverso lo studio dei pattern comunicativi nella gestione del primo colloquio in psicoterapia cognitivo comportamentale.

Vorrei saperne di più >

Responsabili: Alessandra Talamo (Università di Roma), Maria Romagnolo e Carlo Ricci (Istituto

Walden)

Talamo. A., Romagnuolo M., Ricci C. (2008) Problem formulation in first encounters: giving salience to clients’ stories in psychotherapy. Psicoterapia cognitivo comportamentale, vol. 14, n. 2 

BlockMagic

La finalità del programma di ricerca è la realizzazione e applicazione di materiali didattici assistiti dalla tecnologia RFID e software dedicato. Una parte della sperimentazione è implementata su di un campione di alunni con disabilità.

Vorrei saperne di più >

Si tratta di un progetto finanziato dalla comunità europea coordinato dall’ISTC del CNR di Roma con la partnership della Lega del Filo d’Oro di Osimo, l’Università di Dresda (Germania), l’Università di Barcellona (Spagna), Scuola dell’infanzia e primaria di Atene (Grecia).

BlockMagic è stato presentato a Online Educa Berlin 2015. Ne hanno scritto su Repubblica.it

Responsabili: O. Miglino, R.Di Fuccio, M. Barajas, M. Belafi, P.Ceccarani, D. kopoulou, C. Ricci, A. Trifonova, A. Zoakou

Ricci C. e Ceccarani P. (2012) Block Magic: nuovi orizzonti nell’Assistive Technology? Editoriale Disabilità Gravi. 3/2012

Miglino, O., Di Fuccio, R., Barajas, M., Belafi, M., Ceccarani, P., Dimitrakopoulou, D. , Ricci, C., Trifonova, A., Zoakou, A. (2013). Enhancing manipulative learning with smart object“ Learning Innovations and Quality:”The Future of Digital Resources”, 112-119., Italy 

Analisi, adattamento e valutazione di una metodologia di apprendimento game-based

Lo scopo è rielaborare la metodologia di apprendimento game-based su decision making sviluppata nel progetto DREAD-ED per adattarla al nuovo contesto aziendale

Vorrei saperne di più >

La Walden Technology ha vinto di una gara promossa dall’ISTC del CNR di Roma. Il framework teorico di riferimento che permea l’attività di Walden Technology è stato applicato nello svolgimento dell’attività in oggetto è quello cognitivo-comportamentale. In particolare le conoscenze teoriche che si pensa possano essere applicate proficuamente allo studio dei sistemi formativi game-based sono quelle dell’Applied Behavior Analysis. Numerose ricerche dimostrano come l’approccio comportamentale abbia una notevole efficacia nella progettazione di programmi di apprendimento Game Based (vedi ad esempio Linehan et al. 2011, Practical, appropriate empirically-validated guidelines for designing educational games) e di come fornisca una solida base empirica per la validazione della metodologia di apprendimento.

Responsabile: Carlo Ricci (Istituto Walden)